| L'altra mia faccia Vi spiego: per un progetto scolastico dobbiamo scrivere vari racconti, per domani dovevo scrivere un racconto con qualcosa di surreale e mi è parso carino, scusate se ci sono errori ortografici: Quote:
L'altra mia faccia
Come tutti i pomeriggi Simon stava tornando da allenamento, ma sapeva già cosa lo aspettava. Iulius, suo compagno di classe, nonché bulletto della scuola, lo aspettava vicino casa sua, per pestarlo e rubargli tutti i soldi che aveva, pochi spiccioli che la madre gli dava per comprarsi una pizza la sera, visto che doveva lavorare fino a tardi.
-Eccolo- pensava Simon, che rassegnato, senza neanche provare a reagire prendeva sberle su sberle per il divertimento del sadico compagno.
Simon non era mai stato un tipo coraggioso, anzi era la persona più passiva del mondo, e amava rifugiarsi tra i suoi fumetti, invidiando sempre il coraggio di quegli eroi in calzamaglia.
Finito il pestaggio, andò a casa con la pancia più dolorante del solito. Passò una notte insonne proprio per quella pancia, afflitto da bruciore e pruritò, ma ingenuamente pensò che la causa fosse stato il digiuno forzato.
La mattina seguente il dolore era sparito, quindi decise di andare al bagno a lavarsi. Si guardò allo specchio senza maglietta, e notò che qualcosa in lui era cambiato: la sua pancia era piena di rughe, rientranze e sporgenze, ma non riusciva a capire come Iulius avesse potuto infliggergli tante ferite.
La giornata passò velocemente, senza troppe preoccupazioni, tranne il pensiero delle preoccupazioni per le botte che riceverà nel pomeriggio.
Solite circostanze, soliti calci, soliti ceffoni.
Ma nel momento in cui Iulius, stanco dei lamenti di Simon, iniziò ad allontanarsi, accadde l’impossibile: una voce, molto simile a quella di Simon, urlò a squarcia gola:
-Ehi ciccione! Tutte qui le botte di oggi? Non ti starai mica ammorbidendo!-
Simon in un primo momento non capì da dove provenisse la voce, ma quando l’appello fu ripetuto per far innervosire il bullo, il ragazzo capì, ma senza spiegarselo, che quella voce proveniva dalla sua pancia.
Ovviamente Iulius non si preoccupò di chi avesse urlato una frase tanto insolente, e come un rinoceronte che carica il suo bersaglio, si avventò su Simon, che prese la quantità di bptte che di solito prendeva in una settimana di pestaggi.
Arrivato a casa, più cadavere che studente delle superiori, arrancò verso il bagno per capire cosa era successo alla sua pancia, di certo non era diventato un ventriloquo. Con immenso stupore, notò che tutte quelle rughe e protuberanze avevano preso la forma di una faccia, anche piuttosto brutta, che non tardò a parlare di nuovo: -Finalmente mi fai uscire un po’!-
Dopo aver cacciato un urlo assordante, Simon svenne.
- Ehi Simon, sveglia-
Sentendo quelle parole, il ragazzo iniziò a riprendersi, lentamente si alzò, guardò la sua pancia, e notò che il viso c’era ancora e che lo guardava sorridendo. Svenne Ancora.
Al terzo tentativo della faccia di stabilire un contatto con il suo ospite, Simon riuscì a non svenire, e persino parlò con quella che reputava un’allucinazione dovuta alle troppo botte.
- C-chi sei?- Chiese alla faccia, toccandogli quello che appariva come il suo naso.
-In tanto non toccarmi il naso, mi dai fastidio, e comunque io sono l’altro te, la parte che tieni nascosta in fondo al tuo cuore, chiamami Enomis-
<<L’altra parte di me?>> Simon proprio non capiva.
-C-cosa sei venuto a fare qui? Ti rendi conto che ti trovi sulla mia pancia? Vedi di andartene!- Il ragazzo proprio non capiva con che coraggio aveva usato quelle parole.
-Intanto modera i termini! Certo che lo so dove mi trovo! E ti dirò di più: sono qui per aiutarti.
Detto questo la faccia chiuse gli occhi e sembrò essersi addormentata.
La mattina seguente Simon corse a scuola, mascherando con un felpa larga la sporgenza del naso di Enomis. Quella giornata iniziò male, la prof. Di matematica decise di fare un compito a sorpresa, quindi Simon, sotto voce:
- Hei Enomis-
- Che c’è di tanto importante da svegliarmi?-
-Hai detto che sei qui per aiutarmi, beh fallo: non sono proprio capace a risolvere questi logaritmi-
-Eh eh hai capito male! Devi farcela da solo! E poi cosa ne può sapere una faccia di matematica?-
Il ragazzo quindi riprese a fare il compito tutto imbronciato.
Erano le 3, E Simon stava per iniziare il suo consueto allenamento, fece un po’ di stretching, addominali, piegamenti, e una corsetta intorno al campo di Basket. Il ragazzo infatti se la cavava piuttosto bene, ed aveva un fisico niente male, solo che preferiva nasconderlo con vestiti larghi, per non attirare l’attenzione. Alla fine della partitella con i compagni, Enomis si fece vivo:
-Non ti capisco: sei veloce, forte ed agile, ma ti fai mettere sotto da quel ciccione di Iulius!-
-Ma lui…-
- E’ inutile che cerchi scuse! Quasi non ti riconoscevo mentre giocavi a basket! Rischi su ogni palla, non ti importa di nulla tranne che di fare punto! Devi essere così anche contro quel… già mi sono scordato il nome! I codardi non vanno da nessuna parte!- E di nuovo si zittì.
Simon pensò molto alle parole della faccia, e non capiva proprio come aveva fatto a diventare così codardo, ma, incontrato come al solito Iulius, il ragazzo non fece altro che subire e subire, quando Enomis:
-Ehi Iulius, adesso tocca a me- e Iulius:
-Stai diventando insolente! Bene tirami un bel cazzotto qui- e indicò il suo mento.
-Cosa aspetti- Sussurrò la faccia a Simon. E’ la tua occasione!
-Ma sei pazzo?- replicò
-Se non lo fai, ti farò venire un bel maldipancia, altro che le botte di quello, posso farlo sai?-
Allora Simon, chiuse gli occhi, e con il braccio tremante assestò un colpetto sul mento del bullo, ma ovviamente non gli fece niente fuorché farlo infuriare, e fece il bis di cazzotti.
-Bravo! Hai visto: non era poi così difficile tirare un pugno, certo, la tecnica e la forza sono ancora da migliorare, ma sei sulla buona strada per diventare un tipo apposto!-
-Certo, comodo te a parlare! Non sono riuscito a fargli niente!-
-Sai Simon: la paura che ti fa non te lo ha fatto stendere. Superata quella, te lo mangerai a colazione!
-si, si- e si mise a dormire.
L’indomani a scuola tutti sapevano della reazione del ragazzo di fronte al bullo e già era diventata leggenda: secondo alcuni Iulius dovette andato all’ospedale per il ‘colpo mortale’ che Simon gli aveva inferto, insomma Simon era l’eroe del giorno.
A ricreazione alcuni presero in disparte il ragazzo:
-Ieri sei stato grande-
-Ma io veramente…-
-Sappiamo tutto! Nessuno si era mai messo contro quel bulletto, ci hai dato coraggio, oggi verremo con te e ti daremo una mano per mettere fine alle sue angherie, strano che non avevamo notato uno come te fino ad oggi!-
E Simon si era fatto degli amici, i primi da quando si trovava in quella scuola. E ricominciò il prurito alla pancia.
Come promesso il gruppo di 5 ragazzotti accompagnarono il ragazzo, quando davanti a loro si trovarono Iulius.
-Ehi Iulius! Siamo qui per fartela pagare!- Dissero in coro i 5 ragazzi.
Quello che avvenne dopo non fu un bello spettacolo, i 5 furono massacrati dal bullo sotto gli occhi spaventati di Simon. In quel momento ricomparve Enomis:
-Cosa farai? Scapperai, o userai le tue abilità per fargli capire che la sua era è finita? Come hai potuto vedere io ti ho aiutato, hai degli amici che ti proteggono, il mio compito è finito, ti ho posto di fronte ad un bivio, Addio- E con un forte bruciore per il ragazzo, la faccia scomparì.
Iulius si avvicinava, Simon era pietrificato, aveva deciso di scappare. Poi però nel voltarsi vide le facce sorridenti dei 5 ragazzi, che nonostante le ferite erano sicuri che il loro nuovo amico avrebbe preso le loro difese. Simon capì: la cosa più importante nella vita non è avere pochi problemi, ma proteggere qualcuno che ti sta vicino.
Nessuno seppe cosa successe poi, si sa solo che Iulius sparì dalla circolazione, permettendo a molti ragazzi di uscire tranquilli senza rischiare angherie, e che Simon e i 5 ragazzi restarono per sempre amici.
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